Associazione Istruzione Unita Scuola Sindacato Autonomo


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giovedì 24 giugno 2010

Estate, arriva il caldo. Dal ministero della Salute le linee guida per l'estate


Un sistema di allerta nazionale, opuscoli informativi e piani territoriali di sorveglianza dei soggetti a rischio. Avviato il programma nazionale per la prevenzione dei rischi per la salute da ondate di calore in collaborazione con il Dipartimento della Protezione civile nazionale, Regioni e Comuni
ROMA - Un sistema di allerta nazionale contro le ondate improvvise di caldo, opuscoli informativi sui comportamenti corretti e piani operativi territoriali di individuazione e sorveglianza dei soggetti a rischio. Anche quest'anno il ministero della Salute ha messo in campo una serie di iniziative per tutelare la salute dei cittadini dai rischi derivanti dalle alte temperature, soprattutto per persone anziane, i malati cronici, i neonati ed i bambini piccoli, i disabili, le persone povere e in solitudine. Un programma nazionale per la prevenzione dei rischi per la salute da ondate di calore avviato in accordo con le raccomandazioni internazionali, e in collaborazione con il Dipartimento della Protezione civile nazionale, Regioni e Comuni.
Per conoscere con anticipo di almeno 48 ore l'arrivo di un'ondata di calore, spiega il ministero, è attivo il Sistema di allerta nazionale (HHWW) della Protezione civile in grado di prevedere il verificarsi di condizioni a rischio per la salute con 48 o 72 ore di anticipo in 27 città. Il sistema di allerta, infatti, fornirà bollettini giornalieri su i livelli di rischio climatico e per la salute indicando quando è necessario attivare a livello locale interventi di prevenzione nei confronti delle persone a rischio. Dal ministero, inoltre, anche una serie di opuscoli informativi sul livello di rischio e sull'adozione di comportamenti corretti per ridurre i rischi delle ondate di calore. Gli opuscoli sono scaricabili da internet (www.salute.gov.it) e sono rivolti sia alla popolazione in generale sia a medici, operatori socio-sanitari, badanti o altre persone che si occupano delle persone anziane. I testi infatti, sono stati tradotti in cinque lingue. Inoltre, sul portale del ministero, è attivo un focus sul caldo con informazioni e consigli utili rivolti alla popolazione e agli operatori.
Il programma nazionale, infine, ha attivato anche piani territoriali di individuazione e sorveglianza attiva delle persone molto anziane e di quelle più a rischio. "Regioni, Comuni e Aziende sanitarie locali - si legge nel testo del progetto - hanno sviluppato propri piani operativi e attività di assistenza in base alle linee guida ministeriali. Fondamentali sono gli interventi preventivi appropriati, rivolti ai gruppi a rischio come gli anziani"fragili", già attivi in molte città". Anche per quest'anno, inoltre, il ministero ha rinnovato l'Ordinanza che permette a Comuni e Asl la costruzione dell'Anagrafe della suscettibilità, elenchi delle persone fragili che consentono l'individuazione ed il monitoraggio attivo delle persone più a rischio.
(24 giugno 2010)
Fonte Superabile

martedì 22 giugno 2010

Piano Anticaldo 2010 del Comune di Milano.Nessuno rimarrà solo, ma è proprio vero???

VIDEO Estate Amica per i 2.662 anziani di Milano: pronto il piano caldo

Da superando it:Ecco come prestare l'assistenza domiciliare alle persone con grave disabilità
Quante ore di assistenza domiciliare sarebbero necessarie ad esempio in un caso di grave cerebrolesione o di gravi patologie neurologiche che comporti un'effettiva necessità per ventiquattr'ore su ventiquattro? Chiaramente ventiquattro, adottando una formula quasi tautologica. Ma mediando tra necessità e possibilità reali, vediamo quali dovrebbero essere le più ragionevoli caratteristiche per avere un valido servizio di assistenza domiciliare a una persona con disabilità grave o gravissima, esaminando in particolare il quadro di complessità assistenziale della persona stessa
«La forma di relazione d'aiuto più avanzata e più gradita sia dalla persona interessata che dalla sua famiglia»: così nel nostro sito Giorgio Genta, della Federazione Italiana ABC (Associazione Bambini Cerebrolesi), aveva definito l'assistenza domiciliare, nell'ambito di una relazione presentata a un convegno in Liguria sul tema (il testo integrale, intitolato L'assistenza domiciliare alla persona con disabilità grave, è disponibile cliccando qui).Cinque erano state «in base all'esperienza delle nostre famiglie», le caratteristiche peculiari individuate da Genta, per «un valido servizio di assistenza domiciliare» e vale a dire che «1. Dovrebbe essere svolto da personale idoneo, debitamente qualificato, ben motivato e di numero sufficiente ad assicurare una corretta turnazione. 2. Dovrebbe operare in empatia con la famiglia e naturalmente con la persona con disabilità grave assistita. 3. Dovrebbe operare con puntualità, senza soluzioni di continuità e chi coordina il servizio dovrebbe essere facilmente reperibile dall’utenza e saper fronteggiare situazioni impreviste (malattie e assenze straordinarie del personale ecc.). 4. Andrebbe prestato per un numero di ore congruo alla gravità e alla complessità assistenziale della persona assistita. 5. L'ente che sostiene il costo del servizio dovrebbe essere in grado di monitorare costantemente il gradimento di esso presso l’utenza, in modo tale da correggerne tempestivamente eventuali distorsioni e manchevolezze e assicurare il buon utilizzo dei mezzi finanziari impiegati. Invece, la mancanza pressoché generalizzata di tale controllo non è estranea, a nostro parere, alla forbice talora esistente tra il relativamente elevato costo della prestazione e la qualità non adeguata della medesima».Il quarto punto indicato («modalità congrue in relazione alla complessità assistenziale della disabilità»), merita senz'altro, a nostro avviso, un ulteriore approfondimento, del quale qui di seguito si occupa lo stesso Genta.
Un valido servizio di assistenza domiciliare per la persona con disabilità grave - si diceva - dovrebbe essere prestato con modalità congrue in relazione alla complessità assistenziale della disabilità. Ciò va considerato sotto una serie di diversi aspetti.Il profilo medicoLa persona assistita dovrebbe fruire dell’assistenza domiciliare integrata a carico del Servizio Sanitario Nazionale: il medico di scelta dovrebbe recarsi domiciliarmente a visitare il paziente con cadenza settimanale anche in assenza di fatti morbosi contingenti. Tale frequenza di controllo è fondamentale per mantenere nel miglior stato di salute possibile persone con impossibilità o grave difficoltà di comunicazione che quindi non sono in grado di manifestare o manifestano con difficoltà le proprie sensazioniIl profilo infermieristicoL’assistenza domiciliare dovrebbe assicurare con la cadenza necessaria tutte le prestazioni di carattere infermieristico: terapie iniettive, cateterismi, prevenzione e trattamento di decubiti ecc.Il profilo fisioterapicoAssai importante nelle persone immobili, allettate o comunque con ridotta mobilità, il trattamente fisioterapico dovrebbe mirare a mantenere la miglior mobilizzazione delle articolazioni, a prevenire nel possibile ritrazioni tendinee e dolori muscolari. Parimenti importante è la fisioterapia respiratoria, attuabile con maschere tipo PEP o con apparecchiature per la tosse assistita.Il profilo assistenzialeEsso va qui considerato nel senso lato del termine: il personale dovrebbe possedere la qualifica professionale e l’esperienza necessaria a trattare casi complessi. Il personale impiegato con un singolo paziente, poi (ma non esclusivamente con lui!), dovrebbe essere di quattro-cinque persone, in modo da assicurare turnazione e copertura di assenze impreviste, ma evitando un numero eccessivo di addetti e di continui cambiamenti.Ma quante ore di assistenza domiciliare sono necessarie, ad esempio in un caso di grave cerebrolesione o di gravi patologie neurologiche che comportino un'effettiva necessità assistenziale ventiquattr'ore su ventiquattro?Effettivamente ne sarebbero necessarie ventiquattro al giorno, ma mediando tra necessità e possibilità reali, diciamo che potrebbero essere ragionevoli le seguenti prestazioni:- medico di scelta: visita settimanale;- infermiere professionale: un'ora al giorno;- fisioterapista: un'ora tre volte alla settimana;- operatore con qualifica OSA (Operatore Socio-Assistenziale), OSS (Operatore Socio-Sanitario) o simile: otto ore al giorno;- assistente sociale: visita domiciliare una volta al mese, con compiti di "controllo di qualità" sull’assistenza prestata, rilevamento di suggerimenti e reclami dell’utenza, nonché di ausilio al disbrigo di pratiche di carattere burocratico in relazione alla disabilità.Con tali prestazioni, dunque, si assicurerebbe alla famiglia circa un terzo dell'assistenza complessiva necessaria alla persona con disabilità gravissima, considerando anche che l'apporto dei familiari permarebbe indispensabile anche in parte delle ore coperte da assistenza domiciliare e in particolare per tutte quelle operazioni che richiedono l’intervento di più persone.*Federazione Italiana ABC (Associazione Bambini Cerebrolesi).
Leggi Piano Anticaldo 2010 del Comune di Milano.Nessuno rimarrà solo

martedì 8 giugno 2010

Conoscere per aiutare le famiglie


È stata questa la filosofia del corso di formazione promosso nei mesi scorsi dall'Associazione Alzheimer Verona, iniziativa voluta per trasmettere ai volontari, agli aspiranti volontari e ai familiari le competenze necessarie per l'attivazione di gruppi di lavoro, con metodologie e indicazioni operative per sostenere la cura quotidiana dei malati. E i risultati positivi ottenuti - sia per quantità di partecipanti, sia per qualità della formazione - fanno certamente ben sperare in una futura e coesa rete di supporto, che venga incontro alle numerose difficoltà sostenute da una famiglia con un malato di Alzheimer
Si è concluso il 14 maggio scorso - con le lezioni L’importanza dei vissuti e dell’ascolto per un’efficace relazione di aiuto e Musicoterapia: memoria ed emozioni, curate rispettivamente da Antonia Buonsanti e Lorenza Pollini - il corso di formazione gratuito denominato Alzheimer: conoscere per aiutare le famiglie, realizzato dall’Associazione Alzheimer Verona, con il contributo e la collaborazione del locale CSV (Centro Servizio per il Volontariato) e il partenariato di Associazioni in rete.Obiettivo dell'iniziativa era quello di trasmettere ai volontari, agli aspiranti volontari e ai familiari le competenze necessarie per l'attivazione di gruppi di lavoro, con metodologie e indicazioni operative per sostenere la cura quotidiana del malato.Nel corso dell'incontro conclusivo, il presidente della Sesta Circoscrizione del Comune di Verona, Mauro Spada, ha consegnato gli attestati di frequenza ai circa 36 volontari, 21 familiari e 10 studenti della Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università scaligera, congratulandosi per l'alta qualità dell'offerta formativa fornita durante tutto il corso.Molto soddisfatta si è dichiarata Maria Grazia Ferrari Guidorizzi, presidente di Alzheimer Verona, per l’elevato numero di frequentanti, «segno che il problema della riabilitazione delle patologie mentali è molto sentito sul nostro territorio». Ha auspicato inoltre che «le fondamentali attività di diffusione della formazione portate avanti dalla nostra Associazione possano irrobustire il legame tra i cittadini e le Associazioni locali, in modo da costituire una coesa rete di supporto che venga incontro alle numerose difficoltà che una famiglia con malato di Alzheimer deve sostenere».Da ricordare infine che alla luce del positivo risultato ottenuto, i partecipanti alle lezioni orali che volessero approfondire ulteriormente i temi trattati potranno accedere anche a dei tirocini pratici, che verranno organizzati sempre da Alzheimer verona all'interno dei propri Centri Diurni Socio-Riabilitativi. (S.B.)

Fonte Superando.it