
Alessandro Cantoni a TPI denuncia: "Sia Stato che Regione non hanno ben compreso il grido d’aiuto che viene dalla nostra città. Le terapie intensive qui sono al collasso e siamo addirittura costretti a trasferire i pazienti in Germania"
Coronavirus, l’assessore di Brescia a TPI: “Riceviamo più
aiuti dall’estero che dall’Italia”
Alessandro Cantoni è assessore del Comune di
Brescia alle Politiche per la Casa e alla Partecipazione dei Cittadini, è un
ingegnere, un giovane amministratore come molti di quelli che in questi giorni
lavorano per dare risposte a cittadini sempre più disorientati e, purtroppo,
sempre più vulnerabili. Lo incontriamo per capire cosa sta accadendo a Brescia,
una delle città più colpite dall’emergenza Coronavirus.
Qual è la situazione oggi a Brescia? Ci sono
miglioramenti?
Purtroppo no. A Brescia non siamo in una parabola discendente come sta
avvenendo in altre città. Abbiamo circa 350 contagiati al giorno identificati,
ma in realtà sono molti di più, e 70-80 decessi al giorno. Non riusciamo a
contenere il contagio e soprattutto non riusciamo a comprendere come mai le
nostre richieste d’aiuto non vengano ascoltate.
Che cosa avete chiesto?
Abbiamo chiesto cose molto semplici, si tratta di richieste fatte da
indicazioni dei medici di base e dai primari della terapia intensiva, ovvero
effettuare tamponi a tutte le famiglie che hanno un solo sintomo. I familiari
escono per fare la spesa, vanno in farmacia, vanno a lavorare e possono
contagiare altre persone. I numeri che ci vengono detti non sono reali.
Tutti gli amministratori hanno una rete di relazioni, sappiamo di avere cittadini
a casa con la febbre, alcuni non riescono nemmeno a chiamare l’ambulanza. Non
possono fare il tampone e probabilmente in tantissimi sono positivi.
Come sta reagendo il governo?
Siamo in un limbo, non riusciamo a far capire al Ministro
Speranza, al Presidente del Consiglio e alla Protezione Civile che
probabilmente non hanno inquadrato bene la situazione, che abbiamo bisogno di
medici, di infermieri e attrezzature necessarie per curare i nostri
malati. Questo lo dico senza fare alcuna polemica: vogliamo essere pratici
e concreti, sia Stato che Regione non hanno ben compreso il grido d’aiuto che
viene dalla nostra città.
I medici degli ospedali ci fanno capire che non hanno abbastanza personale e
persone specializzate, oltre 300 dipendenti dell’ospedale sono a casa in
quarantena perché positivi, e non è possibile mettere in TU infermieri che si
sono laureati il 13 marzo.
Chi vi sta aiutando?
Non riusciamo a capire perché le regioni vicine non ci
stanno dando una mano soprattutto per quanto riguarda le terapie intensive che
qui sono al collasso costringendoci addirittura a trasferire i pazienti in
Germania! Riusciamo a chiamare e coinvolgere infermieri e medici che ci
vengono mandati dall’estero, dall’Albania, dalla Slovenia. Risulta
evidentissimo che da questa tragedia va completamento rivisto il servizio
sanitario nazionale. Anzi, non esiste davvero un servizio sanitario nazionale.
I 400 milioni annunciati dal Presidente Conte saranno
sufficienti per i comuni?
Possiamo già dire che è una cifra insufficiente, ci aspettiamo la nostra quota
parte, ma stiamo parlando di briciole. L’auspicio è che sia un primo step che
possa essere integrato con step successivi a brevissima scadenza.
Fortunatamente noi siamo già pronti da tempo con un regolamento,
che indica come spendere queste risorse, perché già avevamo pensato ad un fondo
di questo tipo per le famiglie bisognose.
Viene da pensare che siano indispensabili, i volontari,
più che le istituzioni.
Abbiamo la fortuna di aver creduto nello strumento di
partecipazione dei consigli di quartiere, in seguito all’abolizione delle
circoscrizioni. Queste realtà ci stanno aiutando a coordinare e reclutare oltre
500 volontari che aiutano con spese, acquisto farmaci e quant’altro viene
richiesto con urgenza. Senza di loro saremmo perduti.
Cosa dovrebbe fare lo Stato?
Lo Stato deve fare lo Stato: supportare dal punto di vista
economico le persone che hanno perso un lavoro, chiuso le aziende, studi
professionali o negozi e tutte le realtà connesse. Gli interventi di cui
parliamo sono insufficienti. Inoltre l’aiuto più importante in questa fase è
quello di avere una regia capace di capire le difficoltà del nostro sistema
sanitario.
Le varie disposizioni ministeriali devono, a mio avviso,
essere divise per zone. Non tutte le città sono uguali, anzi presentano
criticità diverse. Noi di Brescia, Bergamo e hinterland dovremmo ricevere
maggiore attenzione. Stiamo, per esempio, finendo le bombole dove trasferire
l’ossigeno per i pazienti che si trovano a casa. Ripeto, non si possono fare
disposizioni per tutta l’Italia, perché le condizioni sono diverse. Invece
tutta l’Italia dovrebbe aiutare le zone più colpite: abbiamo fatto l’Italia e
ora dobbiamo fare gli italiani.
Nessun commento:
Posta un commento