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lunedì 29 settembre 2014

Ansia di accettazione sociale: come la superano i prof?

Bella domanda, si potrebbe dire e noi la facciamo ai nostri lettori nel solo intento di conoscere un po’ meglio i docenti e il mondo che li circonda. Nessuna velleità scientifica dunque, ma solo il piacere di dialogare con loro su versanti diversi, più personali, forse anche più intimi. Uno sforzo della nostra redazione in omaggio allo straordinario mondo della scuola, nella certezza che altri ci copieranno.
Secondo gli studiosi, i disturbi da stress sono fra i problemi psicologici più frequenti, per cui sorge spontanea la domanda se lo stress presente intorno a noi abbia il potenziale di contaminarci e comprometterci. E se è così, cosa fare per vincerlo o comunque per evitare questo pericoloso contagio? Ma non solo. Secondo illustri psicoterapeuti “tutti noi abbiamo provato almeno una volta nella vita l'ansia, ma ognuno di noi ne dà un'accezione differente: eccitazione, nervosismo, preoccupazione, panico, apprensione, tensione”.
“Sono diverse sfumature di uno stesso concetto. Lo stato d'ansia sperimentato dipende anche e soprattutto dalle proprie caratteristiche personali e dalla situazione specifica in cui si innesca. Un meccanismo che tende a cronicizzarsi in un circolo vizioso di attivazione emotiva disfunzionale in risposta ad una situazione che si ipotizza di non sostenere. Conoscere le proprie capacità di adattamento e rispondere in base alle proprie risorse personali può essere un primo passo di autoterapia”.
Senza alcuna pretesa scientifica, ma con il solo intento di capire meglio il variegato mondo del personale della scuola, mettiamo in linea un altro sondaggio relativo alle strategie che i docenti adottano per cercare maggiore sicurezza nei rapporti con i colleghi che poi, essendo tutti nella stessa condizione, costoro, “gli altri”, è ciascuno di noi.
Studiosi della materia suggeriscono, per vincere il disagio coi colleghi e aumentare quindi la nostra sicurezza rapportandoci con loro, alcuni stratagemmi sul tipo: “non aspettiamo che siano gli altri a fare il primo passo”, anche perché “concedersi mentalmente di poter sbagliare non è segno di debolezza: verosimilmente è ciò che tutti, e quindi anche gli altri, staranno provando”.
L'ansia dell'accettazione sociale fra pari, amici, compagni di scuola, comunità scolastiche “è un fenomeno del tutto normale: non ci deve spaventare, dobbiamo solo imparare ad utilizzarla, non a subirla. L'essere accettati e godere di credibilità nei confronti degli altri è fondamentale, noi siamo idiosincraticamente animali sociali e avere un posto nel «branco» è una delle più comuni fonti di ansia”, spiegano ancora gli psicologi.
“Altrettanto fondamentali sono le nostre idee e il nostro modo di pensare: sì alla conformazione che semplifica la vita sociale, ma non dimentichiamo d'imparare a piacerci, gli altri ci vedono con i nostri occhi”.
Che fare allora? Le domande che proponiamo sono le stesse, nonostante le dovute modifiche per adattarle al personale della scuola, proposte a gruppi di lavoratori di altri ambiti e le lanciamo così come le nostre brevi conoscenze ce li suggeriscono e soprattutto senza, lo ripetiamo, intento scientifico o volontà inquisitrice o per trarne statistiche. Un modo per interagire meglio coi nostri lettori e provare insieme con loro a conoscere meglio le colonne portanti della nostra istruzione: gli insegnanti appunto. 

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